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Il Programma Paneuropeo di Logistica di Amazon (Pan-EU FBA) permette ai venditori di distribuire i propri prodotti nei principali mercati europei affidando ad Amazon la gestione della logistica e dello stoccaggio.
Il funzionamento è semplice: il venditore invia i propri prodotti alla rete logistica di Amazon e, una volta attivato il programma, Amazon può distribuire l'inventario tra i propri centri logistici nei Paesi autorizzati.
In questo modo il venditore non deve occuparsi direttamente della spedizione dei singoli ordini: Amazon gestisce lo stoccaggio, la preparazione e la spedizione dei prodotti, oltre all'assistenza clienti e alla gestione dei resi nell'ambito dei servizi FBA.
Vantaggi del Pan-EU
Il principale vantaggio del Pan-EU è la possibilità di utilizzare la rete logistica europea di Amazon per vendere più facilmente in diversi mercati.
Tra i benefici:
Amazon indica un possibile risparmio fino al 53% sui costi di gestione rispetto alla rete europea di gestione degli ordini (EFN). Si tratta però di un valore massimo indicato da Amazon: il risparmio effettivo dipende dal prodotto e dai Paesi coinvolti.
Come si attiva il Pan-EU
Per utilizzare il Programma Paneuropeo è necessario rispettare i requisiti previsti da Amazon. In generale, il venditore deve: avere un'offerta attiva nei marketplace europei richiesti da Amazon; iscrivere l'ASIN al programma Pan-EU;inviare l'inventario alla rete logistica di Amazon; abilitare il posizionamento dell'inventario in almeno due dei Paesi previsti da Amazon. È importante distinguere tra Paese in cui il prodotto viene venduto e Paese in cui Amazon conserva fisicamente l'inventario. I due aspetti non sono necessariamente la stessa cosa.
La novità di Amazon.nl: Paesi Bassi
Una delle principali novità del 2026 riguarda Amazon.nl, il marketplace olandese. Dal 3 settembre 2026, tutti i prodotti Pan-EU, sia nuovi sia già esistenti, devono avere un'offerta attiva su Amazon.nl, oltre agli altri marketplace richiesti.L'offerta sul marketplace olandese non comporta necessariamente lo stoccaggio della merce nei Paesi Bassi. Si tratta infatti di due aspetti distinti: una cosa è il marketplace in cui il prodotto viene venduto, un'altra è il Paese in cui Amazon conserva l'inventario.
La novità del Belgio nel 2027
Le modifiche riguardano anche il Belgio. Dal 26 febbraio 2027, i prodotti Pan-EU dovranno avere anche un'offerta attiva su Amazon.be al momento dell'iscrizione al programma. Amazon ha comunicato che darà almeno 30 giorni di preavviso prima dell'entrata in vigore del requisito. Anche in questo caso, avere un'offerta sul marketplace belga non significa automaticamente che l'inventario debba essere stoccato in Belgio.
E per la partita IVA?
Avere un'offerta su un marketplace europeo non determina di per sé l'obbligo di aprire una partita IVA locale. La questione IVA dipende anche dal luogo in cui l'inventario viene fisicamente stoccato e dalla struttura dell'attività. Se Amazon stocca fisicamente il tuo inventario nei Paesi Bassi, possono sorgere obblighi di registrazione IVA olandesi. Se invece hai semplicemente un'offerta su Amazon.nl senza stoccaggio nei Paesi Bassi, la situazione è diversa.Per le imprese stabilite nell'Unione Europea, il regime OSS (One Stop Shop) può semplificare la gestione dell'IVA sulle vendite a distanza B2C verso altri Paesi UE, quando ne ricorrono i presupposti. L'OSS, tuttavia, non sostituisce automaticamente gli eventuali obblighi IVA derivanti dallo stoccaggio dell'inventario in un altro Paese.Per questo motivo, prima di attivare il posizionamento Pan-EU, è importante verificare gli obblighi IVA nei Paesi nei quali Amazon potrebbe stoccare la merce.
Una novità anche sui costi FBA nel 2026
Dal 17 aprile 2026, Amazon ha introdotto un supplemento dell'1,5% per carburante e logistica sulle tariffe di gestione FBA in diversi marketplace europei, compresi Italia, Germania, Francia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia e Irlanda. Il supplemento viene applicato alle tariffe di gestione FBA, non direttamente al prezzo di vendita del prodotto.
L’AI entra sempre più nelle scelte di acquisto degli italiani: dalla ricerca e comparazione dei prodotti fino alla possibilità di delegare all’intelligenza artificiale l’intero processo, compresa la transazione. Ricerche recenti mostrano un consumatore che utilizza l’AI soprattutto per orientarsi in un’offerta sempre più ampia, scoprire nuovi prodotti e ridurre il tempo necessario per arrivare alla scelta.
Una ricerca Veepee evidenzia come il consumatore continui a preferire il controllo diretto del rito dell’acquisto: il 79,6% dei clienti sceglie infatti di mantenere il controllo su decisione e transazione. Allo stesso tempo, cresce l'apertura verso l'AI come supporto informativo: il 51,8% esprime gradimento per l'assistenza interattiva. La personalizzazione rappresenta un altro elemento rilevante: il 33,3% degli italiani considera fondamentali i suggerimenti personalizzati perché utili a scoprire nuovi marchi e prodotti.
La ricerca Adyen fotografa il passaggio successivo: dall'AI come supporto all'AI come possibile intermediario dell'acquisto. Secondo lo studio realizzato da Censuswide su 20.000 consumatori in dieci Paesi europei, il 34% degli italiani dichiara di aver utilizzato un assistente AI per semplificare la propria esperienza di acquisto negli ultimi 12 mesi. La quota sale al 52% tra la Gen Z e al 44% tra i Millennial. Inoltre, il 13% degli italiani ha utilizzato l'AI per lo shopping per la prima volta proprio nell'ultimo anno.
Ma il dato più significativo riguarda la disponibilità a delegare: il 43% dei consumatori italiani sarebbe disposto a lasciare che un assistente AI gestisca l'intero processo di acquisto, compresa la finalizzazione della transazione, una volta impostati i criteri. Tra i Millennial la percentuale arriva al 45%, mentre è del 42% tra Gen X e Gen Z e del 41% tra i Baby Boomer.
Le ragioni sono soprattutto funzionali. Il 65% degli utenti che utilizzano assistenti AI nello shopping ritiene che questi strumenti permettono di risparmiare tempo, mentre il 64% li considera utili per decidere tra le numerose alternative disponibili online. Il 54% vorrebbe inoltre che i retailer utilizzassero l'AI per fornire suggerimenti proattivi sui prodotti.
La trasformazione è particolarmente evidente nel Fashion & Beauty. Secondo la ricerca NetRetail Fashion 2026 di Netcomm, realizzata in collaborazione con Veepee, sono 35,8 milioni gli italiani che acquistano prodotti Fashion & Beauty e 25,3 milioni, pari al 70,7%, lo fanno adottando un modello omnicanale, combinando canali online e offline. Gli acquirenti esclusivamente online sono invece 7,3 milioni, in crescita dell'11%.
È proprio nel percorso digitale di questi consumatori che l'AI sta guadagnando spazio. Nel beauty, la percentuale di chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale nel customer journey pre-acquisto è passata dal 12% al 35% nell'arco di un anno. Chatbot e assistenti virtuali servono soprattutto a confrontare le alternative in termini di rapporto qualità-prezzo, materiali e vestibilità (36,2%), individuare la taglia corretta (29,3%) e effettuare ricerche personalizzate sulla base di stile e budget (28,7%). Il ruolo dell'AI è cambiato: non più soltanto uno strumento per ottenere informazioni, ma un vero e proprio supporto alla decisione d'acquisto che contribuisce a ridurre l'incertezza e a rendere più semplice la selezione tra prodotti e alternative.
La delega, tuttavia, non significa che il consumatore sia disposto a rinunciare al controllo. Secondo Adyen, tra le condizioni considerate più importanti per affidare all'AI la finalizzazione dell'acquisto ci sono la semplicità di resi e rimborsi (38%), la capacità di ottimizzare il prezzo o il rapporto qualità-prezzo (34%), la chiarezza sulle responsabilità in caso di errore (32%), la sicurezza e la privacy dei dati di pagamento (32%) e la possibilità di rivedere o annullare l'acquisto dopo la selezione effettuata dall'AI (31%).
Non a caso, tra coloro che non sono ancora pronti a delegare all'AI le proprie scelte di spesa, il 48% indica proprio la perdita di controllo come principale preoccupazione. Il 36% teme inoltre possibili errori nella scelta del prodotto, della taglia o del colore, mentre un'analoga quota manifesta timori per la privacy e la sicurezza dei dati di pagamento.
Anche dal lato delle aziende il cambiamento è già considerato strategico. L'80% dei retailer italiani intervistati da Adyen si dichiara aperto all'idea di abilitare l'agentic commerce, cioè l'utilizzo di agenti AI capaci di acquistare direttamente per conto dei consumatori. Il 41% considera questa tecnologia una priorità strategica e il 48% prevede di investirvi nei prossimi 12 mesi.
Il percorso di acquisto sembra avviarsi verso una nuova fase: il consumatore mantiene la decisione e i criteri, mentre delega sempre più all'AI le attività più complesse e time-consuming, come scoperta dei prodotti, confronto delle alternative fino, in prospettiva, alla transazione. La sfida per i retailer non sarà soltanto personalizzare l'offerta, ma costruire un rapporto di fiducia con un consumatore che potrebbe avere nell'AI un nuovo interlocutore durante l'intero customer journey.
Amazon Ads ha annunciato una partnership con OpenAI che consentirà agli inserzionisti Amazon di fare advertising su ChatGPT. L’iniziativa è già in fase di test negli Stati Uniti.
Tramite Amazon DSP, la piattaforma attraverso cui gli inserzionisti possono pianificare, acquistare e ottimizzare campagne pubblicitarie, sarà possibile acquisire spazi pubblicitari su ChatGPT e lanciare annunci conversazionali per coinvolgere gli utenti proprio dove oggi svolgono le più svariate attività: dalla ricerca di informazioni al confronto, fino all’elaborazione delle proprie decisioni. “Gli annunci conversazionali rappresentano l'opportunità di coinvolgimento in più rapida crescita, attraverso i quali i brand possono raggiungere segmenti di pubblico nuovi e il pubblico già esistente”, ha dichiarato Chris Conetta, Director of Omnichannel Supply di Amazon DSP.
La scelta di Amazon segue l’apertura all’advertising di OpenAI, avviata all’inizio del 2026, che ha portato al lancio di ChatGPT Ads in 31 Paesi europei, tra i quali Germania, Francia, Spagna, Italia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Austria. Il 31 agosto OpenAI ha inoltre reso disponibile il self-service tramite Ads Manager nei 31 mercati europei, Italia inclusa.
Con la collaborazione con OpenAI, Amazon conferma la volontà di continuare a proporre strumenti in linea con i tempi e con le nuove abitudini dei consumatori. Una svolta significativa nel modo di fare pubblicità: Amazon non sta semplicemente aggiungendo un nuovo “formato pubblicitario”, ma sta portando il proprio ecosistema advertising all'interno di un ambiente nel quale l'utente esprime intenzioni, esigenze e criteri di scelta attraverso il linguaggio naturale.
Se prima il percorso dell’utente andava dalla ricerca all’acquisto, oggi l’advertising può inserirsi nelle conversazioni che accompagnano il consumatore verso una decisione. Il tutto in un contesto nel quale OpenAI dichiara che gli annunci sono chiaramente identificati e separati dalle risposte di ChatGPT e che la pubblicità non influenza le risposte del modello.
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