14/01/2026
Nel 2026 il budget ICT delle imprese italiane crescerà dell’1,8% rispetto all’anno precedente, confermando un trend di aumento costante degli investimenti digitali nel Paese. È quanto emerge dalla una recente ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, che fotografa un sistema produttivo sempre più consapevole ma ancora lontano da una piena maturità digitale. Le imprese continuano infatti a puntare sul digitale per mantenere competitività, efficienza e capacità di adattamento. L’aumento degli investimenti, tuttavia, non rappresenta ancora una svolta strutturale per la digitalizzazione del tessuto produttivo italiano.
Cybersecurity e AI al centro degli investimenti
Analizzando le priorità di spesa, la cybersecurity si conferma al primo posto per le grandi imprese, seguita dall’intelligenza artificiale, che continua a guadagnare attenzione grazie alle applicazioni legate all’ AI generativa e all’automazione intelligente dei processi. Le PMI mostrano invece un approccio più operativo alla trasformazione digitale, concentrando gli investimenti su sicurezza informatica, Industria 4.0, cloud e sistemi ERP, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza interna e la gestione quotidiana delle attività aziendali.
Le barriere all’innovazione
Uno degli aspetti più critici emersi dall’indagine riguarda le barriere all’innovazione digitale. Per il 44% delle imprese, il principale ostacolo è rappresentato dalla mancanza di risorse economiche adeguate, mentre solo una minoranza dispone di una strategia formale di innovazione realmente strutturata. Pur riconoscendo l’importanza della digitalizzazione, molte aziende italiane si trovano ancora in una fase intermedia, in cui la capacità di investimento e la maturità organizzativa non sono allineate alle ambizioni dichiarate.
I trend evidenziati sono coerenti con quanto emerge anche dal Rapporto Assintel 2025, che vede una netta diminuzione delle imprese non digitalizzate ( da 130.000 secondo una stima per il 2023 a 50.000 nel 2025). Le imprese che investono maggiormente in innovazione digitale sono quelle di dimensioni più grandi, con oltre 500 addetti, e localizzate prevalentemente nelle regioni del Nord-Ovest, con i servizi IT che guidano la crescita 2025. Di contro micro e piccole imprese presentano bassi tassi di crescita.
Un dato significativo riguarda le vendite online: quasi il 40% delle PMI con elevate competenze digitali vende attraverso canali digitali, contro appena l’11% di quelle con competenze basse. Il dato conferma che non è sufficiente adottare strumenti digitali per ottenere risultati concreti: serve una strategia digitale integrata, capace di combinare tecnologia, competenze interne e una presenza strutturata sul web.
Le vere sfide della digitalizzazione in Italia
Oltre ai vincoli economici, Assintel segnala come tra i principali freni alla digitalizzazione figurino anche la carenza di competenze digitali (15%) e una cultura aziendale poco orientata al cambiamento (15%). Elementi che rendono evidente come la trasformazione digitale non sia solo una questione tecnologica, ma anche organizzativa e culturale.
Contesto globale: cresce la spesa IT, l’AI guida le scelte strategiche
Il quadro italiano si inserisce in un contesto internazionale dinamico. Secondo le analisi di Gartner, società internazionale di consulenza e ricerca, la spesa IT a livello globale continuerà a crescere anche nel 2026, trainata principalmente da software, servizi IT e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Un trend che evidenzia come l’AI sia ormai uno dei principali fattori che influenzano le decisioni di investimento delle imprese non solo per l’efficienza operativa ma anche per l’impatto sulla produttività e sulla competitività di lungo periodo.